Un libro nato dall'ascolto delle persone
Questo libro nasce da un percorso molto semplice: l'ascolto delle persone. Non nei laboratori o nelle conferenze, ma nelle aule scolastiche italiane, tra banchi, LIM che non funzionano e caffè presi di corsa in sala docenti.
Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di svolgere oltre 1.500 ore di formazione sulla sicurezza informatica e sull'intelligenza artificiale incontrando più di 500 docenti, dalle scuole primarie alle superiori.
È qui che ho capito qualcosa che, da tecnico, avevo sempre dato per scontato: la cybersicurezza di tutti i giorni è un problema enorme e largamente invisibile. La password "123456" usata ovunque; quel link WhatsApp aperto senza pensarci; lo smartphone dei figli senza controllo parentale; la Smart TV collegata alla rete di casa; il backup che "prima o poi lo faccio".
È da questa consapevolezza che è nato il progetto delle "Pillole di Cybersicurezza": brevi dosi di conoscenza immediatamente applicabili, pensate per entrare nella vita reale delle persone. Piccole, rapide da "assumere", e — come le medicine — servono a prevenire e curare.
A scrivere insieme a me, mia figlia Chiara, laureata in Informatica all'Università del Molise, specializzata in Sicurezza dei sistemi software. Due generazioni che guardano lo stesso mondo digitale da prospettive diverse, con la stessa preoccupazione e lo stesso desiderio di cambiamento.
Una storia che è quella di tutti.
C’è un momento, nella vita di chi ama la tecnologia, in cui si smette di guardare avanti e si sente il bisogno di voltarsi indietro. Non per nostalgia sterile, ma per riconoscenza. Perché ogni click che facciamo oggi, ogni notifica che riceviamo, ogni contenuto che scorriamo… è figlio di qualcosa che c’era prima.